I partner

Aeropolis

L’industria aeronautica campana è ormai in stallo…

Nei giorni scorsi Il Mattino ha pubblicato un intervento del consigliere regionale Antonio Marciano sul tema del nuovo programma di aereo regionale ATR. Proponiamo alcune riflessioni sul tema dell’intreccio tra il futuro dell’industria campana e quello del nuovo velivolo regionale.

ATR-Headquarters-2

Premesso che condividiamo la considerazione sulla questione che il lancio del nuovo velivolo turboelica è la condizione necessaria e indispensabile per garantire un futuro al comparto campano dell’aeronautica e che la questione è ormai politica perché riguarda il destino dell’industria campana e pugliese e la salvaguardia di migliaia di posti di lavoro. Ciò detto, nei giorni scorsi, a Le Bourget, al Salone internazionale dell’Aerospazio, l’Ad dell’azienda italo francese, Patrick de Castelbajac, ha ufficializzato il primo ordine e il cliente di lancio di ATR con 78 posti. Si tratta dello stesso velivolo con rifacimento della cabina per aumentarne i posti. Una scelta industriale che allarga la disponibilità dell’offerta dell’attuale velivolo.

Se questa scelta di ATR significa il definitivo tramonto del progetto di nuovo velivolo oppure se il programma slitterà di diversi anni, non è dato saperlo, o almeno lo capiremo solo dopo che Finmeccanica e il Governo Italiano avranno affrontato il dossier della riconfigurazione delle partecipazioni italiane e francesi nelle aziende dell’Aerospazio e Difesa. Se il turboelica non si farà o slitterà sine-die, si aprirà anche un problema politico e sociale con decine di focolai di crisi che investiranno le piccole e medie imprese campane. Se questo sarà lo scenario chi darà conto all’opinione pubblica del denaro dei cittadini speso per sostenere lo sviluppo del progetto sfumato? Perché sono alcune centinaia di milioni i fondi pubblici che in Campania sono stati stanziati per i programmi di Ricerca e per finanziare i progetti delle imprese dell’aerospazio che dovevano adeguarsi alle ‘tecnologie abilitanti’ per lo sviluppo del nuovo aereo regionale (sic!).
Finora la politica regionale si è limitata a garantire finanziamenti alle politiche promosse e gestite da Finmeccanica,  con accordi di programma e sostenendo l’accesso ai Fondi Europei per la Ricerca,  molti nella classe dirigente hanno preferito condividere per inadeguatezza o convenienza personale questa impostazione. Il risultato sull’export 2014 registrato dal consueto monitoraggio di Intesa Sanpaolo, quantifica un evidente arretramento dell’industria regionale, le aziende aeronautiche campane hanno calato le vendite estere di 77,7 milioni di euro rispetto agli 1,117 miliardi di euro del 2013. Un trend in calo che nell’ultimo trimestre 2014 ha registrato un calo del 28,1%. Il dato è anche peggiore se confrontato con il fatturato dei distretti italiani cresciuto del 3,1% favorito dal calo dell’euro che ha dato nuovo slancio ai sistemi imprenditoriali locali più dinamici. Ciò nonostante, l’unico cluster industriale assente a Le Bourget, la vetrina globale dell’industria aeronautica, è quello della Campania. Quest’anno l’evento più grande al mondo per l’industria del comparto registrava dalla nostra regione la presenza solo di Magnaghi e Aeropolis e alcune altre realtà come ALA di Pozzuoli, Dema e Aerospaziocampania accreditati da Piemonte e Puglia. Il presidente del CIRA di Capua è stato ospite dell’ASI.
Il tema prioritario che dovrebbe porsi quindi una nuova classe politica è rilanciare quei soggetti istituzionali che in passato hanno ben gestito le politiche d’internazionalizzazione e sostegno del comparto e interrompere la continuità di una classe dirigente che porta a consuntivo dati disatrosi per l’industria regionale.
Le PMI hanno necessità di un supporto pubblico per cercarsi nuovi mercati e affrancarsi dal cliente unico Finmeccanica le aziende devono contare su una governance che sia in sede di governo che in quella regionale deve essere espressa da portatori d’interesse generali
In conclusione, e per ritornare alla nota di Marciano, se il personale politico continua a interessarsi d’industria solo le prime settimane pre o post elezioni continuerà a determinare assolutamente niente, perché la partita, è bene saperlo, l’avranno fatto altri soggetti, quelli meglio attrezzati e credibili, magari in altre regioni del Paese.

Scroll To Top