La crisi di Technapoli e la condanna per “truffa dei contributi” della Camera di Commercio di Napoli

La Corte dei Conti della Campania condanna l’ente camerale per un danno erariale di 1,7 milioni.

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Technapoli è il Parco Tecnologico di Napoli e Caserta, un Consorzio controllato dalla Camera di Commercio di Napoli costituito nel 1992.
Da alcuni anni è in crisi, perchè, benchè il consorzio sia completamente escluso dalle vicende giudiziarie, da quando si è abbattuta l’inchiesta della magistratura i dirigenti della Camera di Napoli sono paralizzati e incapaci di assumere qualsiasi decisione gestionale.
I dipendenti dell’azienda continuano a lavorare e aspettano da 7 mesi lo stipendio. Lo scorso mese di marzo si sono rivolti al sindacato per salvare l’azienda e i loro posti di lavoro.

In attesa che qualcuno risponda penalmente dei reati rilevati dalla Corte dei Conti i dipendenti di Technapoli rischiano di pagarne le conseguenze.

L’attuale Commissario Straordinario della Camera di Commercio, Girolamo Pettrone e il Segretario Generale Mario Esti, si sono impegnati per una soluzione, riconoscendo la necessità e la qualità del supporto di Technapoli alle attività della Camera. I lavoratori e il sindacato si sono fidati delle rassicurazioni e aspettano gli stipendi arretrati e un piano industriale che rimuova i pericoli del fallimento dell’intero consorzio.

Perchè Technapoli rischia di fallire.

La catastrofe di una chiusura di Technapoli resta alle porte perché, sostiene il sindacato, funzionari della Camera di Commercio avrebbero deciso di assegnare a un ente privato esterno la gestione dei servizi che sono da sempre forniti da Technapoli. Si tratta di una decisione che in assenza di una ridefinizione del perimetro di attività da assegnare a Technapoli, comporterebbe il fallimento di una società di cui la Camera stessa è proprietaria.
Una decisione tanto incomprensibile perché avrebbe come conseguenza un altro spreco di risorse pubbliche e perché distruggerebbe posti di lavoro qualificati cresciuti in anni di attività per la stessa Camera.

La Corte dei Conti ha rilevato “una truffa dei contributi”.

Non spetta a noi prolungarci nel merito del provvedimento della magistratura contabile che Mercoledì ha emesso la pesante sentenza di condanna verso chi ha gestito i fondi pubblici della Camera di Commercio.
L’inchiesta della Corte dei Conti ha rilevato “una truffa dei contributi” perché negli anni scorsi, il management avrebbe sperperato denaro pubblico erogando finanziamenti per docenze fittizie a parenti e amici, fatturazioni false, pagando corsi di formazione e seminari fantasma con compensi a formatori e relatori che nemmeno avevano partecipato alle iniziative e agli eventi.

La stampa cittadina è piena di dettagli per chi fosse interessato a conoscere i protagonisti e i particolari della vicenda.
A noi interessa ritornare sul futuro di Technapoli e dei suoi dipendenti, perché dopo la sentenza della Corte dei Conti questa vicenda, oltre ad assumere aspetti paradossali, è anche moralmente inaccettabile.

Chi specava denaro pubblico trascinava nella precarietà il lavoro dei ragazzi di Technapoli

Quel management della Camera che si è reso responsabile delle inadempienze e dei reati contestati loro dalla magistratura, trascinava nella precarietà il lavoro di una decina di ragazzi.
E ancora oggi, ogni mattina, regolarmente, questi lavoratori svolgono le loro attività per consentire alla Camera di erogare un minimo di servizio ai suoi utenti.
Eppure da sette mesi sono privati del loro stipendio.

Technapoli in questi anni ha acquisito ruoli sempre più significativi in comparti come l’Aerospazio, le biotecnologie, l’energia, l’ICT. Ha gestito lo sportello campano di APRE, l’Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea, fornendo numerosi e importanti servizi a imprese e alla Camera di Commercio che è bene ricordarlo, detiene il 96% della proprietà, il resto delle quote sono delle università campane e di un unico privato.

I dirigenti della Camera di Commercio di Napoli saranno “pigri e timorosi” come sostiene oggi il Commissario Girolamo Pettrone per spiegarne l’inerzia decisionale e l’inadeguatezza operativa, ma certamente questa colpevole incapacità, pensiamo, non deve continuare a  pregiudicare il futuro dei ragazzi che lavorano in Technapoli.

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